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Schola News: Tributo a Patrice Lumumba nel giorno del suo assassinio

Il 17 gennaio 1961 Patrice Lumumba fu assassinato da un regime avido e autoritario.
Il 17 gennaio 2014 lo ricordiamo come un eroe del nostro regime di pace e libertà.
Agizo ya Lumumba

Video del Tributo

   https://youtu.be/GlnkU4rSRaE

Un tributo a Patrice Lumumba, il cui corpo fu assassinato, ma le cui idee vivono ancora. I versi del rap ripercorrono una poesia di Lumumba che dialoga con le voci di Goma. (NdR: Capitale del Nord Kivu, R.D. del Congo) Art on the Front Line

 

Traduzione della redazione di Schola Mundi

L’ha detto Lumumba
Questa è la promessa al mio popolo: Alzate la testa per vedere chiaramente la libertà che il futuro vi porta, da quest’oggi la terra e le sue ricchezze sono vostre.
Il sole non illumina la terra dei miei antenati, soffocato da un cielo incolore.
La tirannia la fa da padrona, la madre terra, la terra degli antenati che portiamo nei nostri cuori. Voi farete prosperare il Congo! Tutti noi ne abbiamo il diritto, a gran voce chiediamo giustizia! In nome della giustizia!
A che serve una corona? Dobbiamo essere tutti uguali. Noi chiediamo giustizia – dev’esserci giustizia! In nome della giustizia! Tutti noi ne abbiamo il diritto, a gran voce chiediamo giustizia! In nome della giustizia!
A che serve una corona? Dobbiamo essere tutti uguali. L’ha detto Lumumba: le tue ceneri disperse nel vento, c’era un tempo in cui costruivi templi nei quali i tuoi morti dormivano il sonno finale.
Braccati e catturati, strappati dalle vostre case. Battuti in battaglie vinti dalla forza bruta. Secoli barbari di stupri e carneficine, nient’altro che morte o schiavitù. Nascosti nella foresta più nascosta, dove ti inseguiva la maschera terrificante di un’altra morte: fauci di bestie selvagge, empie e fredde spire di serpenti che stritolavano a poco a poco fino alla morte.
Poi venne l’uomo bianco, più ingegnoso, furbo, crudele. Prese il tuo oro in cambio di veleno, stuprò le tue donne, ubriacò i tuoi guerrieri, portò via i tuoi figli e le tue figlie sulle sue navi.
L’eco dei tamburi attraversò i villaggi, portando ovunque il lutto, il dolore selvaggio, la condanna dell’esilio in una terra lontana, dove il cotone è Dio e il dollaro un Re.
Tutti noi ne abbiamo il diritto, …
Condannati ai lavori forzati, come bestie da soma, sotto un sole cocente dall’alba al tramonto, cos’ da perdere la tua umanità. T’insegnarono a cantare le lodi del loro Dio, e questi osanna furono la tua pena e la speranza di un futuro mondo migliore. Ma nel tuo cuore di uomo chiedevi solo il diritto di vivere la tua parte di felicità. La tua parte di felicità Congo!
Accanto al fuoco, gli occhi riflettevano i sogni e le tue sofferenze, cantavi le note che davano voce al tuo blues, e qualche volta alla tua gioia, quando la linfa scorreva negli alberi e tu selvaggio danzavi nelle umide sere. E da questo usciva fuori magnifico, vivo e virile, come da una campana di bronzo, il suono della tua pena, il jazz, quella mucica potente, adesso così amata, ammirata in tutto il mondo, che obbliga l’uomo bianco al rispetto, affermando con toni chiari e forti che da oggi in poi: questo paese non appartiene più a lui come una volta, come una volta.
Tutti noi ne abbiamo il diritto, …
A che serve una corona? Dobbiamo essere tutti uguali. L’ha detto Lumumba:
(Voce autentica di Lumumba)
“Vi chiedo di fare di oggi, questo 30 giugno 1960, un giorno illustre che abbia un eco per sempre nei vostri cuori. Una data il cui significato passerete con orgoglio ai vostri bambini che a loro volta, lo passeranno ai loro figli, e nipoti, la storia gloriosa della nostra lotta per la libertà”

Autore: Vito Conteduca - 17/1/2015



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